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Verifica Masse Campioni di lavoro
#1
http://www.misurando.org/forum/T-caratteristiche-metrologiche-degli-strumenti-di-misura

Leggendo la discussione sopra riportata, ho trovato tutto molto chiaro, molto semplice, molto ben fatto. Ne trarrò benefici quando spiego cos'è una misura ad un pubbligo digiuno di matematica...
Sottolinea un aspetto che mi preme, e cioè che la verifica di taratura non richiede il ricalcolo dell'incertezza ad ogni verifica, posizione che difendo almeno rispetto ai campioni di massa utilizzati per la verifica legale delle bilance (legalizzate, ovviamente).
A mio parere vanno controllate anche annualmente, come mi sento chiedere, ma il calcolo dell'incertezza è necessario sono quando scade la loro certificazione (quinquennale). Pareri?

Pietro Molina
ing. Pietro Molina
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#2
Citazione:A mio parere vanno controllate anche annualmente, come mi sento chiedere, ma il calcolo dell'incertezza è necessario sono quando scade la loro certificazione (quinquennale). Pareri?

Pietro Molina

Pietro non capisco cosa intendi. Quando si esegue una misura è d'obbligo calcolare l'incertezza associata.
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#3
Se ti riferisci alle masse campioni la verifica periodica è fissata a cinque anni, sempre se opportunamente conservate. Se ti riferisci agli strumenti per pesare, quelli dell utente metrico, la verifica è fissata ogni tre anni. Tornando ai campioni la verifica periodica è conforme alle norme quando i certificati di taratura sono idonei. Non so se era questo ciò che chiedevi.
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#4
(21-11-2014, 09:41)cla8 Ha scritto:  Se ti riferisci alle masse campioni la verifica periodica è fissata a cinque anni, sempre se opportunamente conservate. Se ti riferisci agli strumenti per pesare, quelli dell utente metrico, la verifica è fissata ogni tre anni. Tornando ai campioni la verifica periodica è conforme alle norme quando i certificati di taratura sono idonei. Non so se era questo ciò che chiedevi.

Mi riferisco alle masse campione di lavoro dei laboratori di verifica periodica che a loro volta li usano per gli strumenti. Queste masse possono essere verificate dal laboratorio stesso mediante le sue masse di riferimento (Direttiva MAP 4 aprile 2003, GU 246 del 22-10-2003).
Ma 5 anni tra una verifica e l'altra sono tantini per oggetti che vengono usati tutti i giorni fuori sede... quindi nel manuale inserirei una verifica biennale o ogni 100/150 usi.
Questa però, a mio parere, deve verificare solo che l'errore è in tolleranza e non anche ricalcolarne l'incertezza (richiesta organismo di controllo), che ne dite?

P.
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#5
buon giorno,
secondo me bisogna mettere insieme un po' di cose sparse in varie norme, purtroppo la metrologia legale, soprattutto in Italia, è abbastanza confusa e con testi normativi che si sovrappongono anche di diverso valore fra loro.
Comunque in sintesi secondo me :
a) le masse usate come campioni di lavoro possono essere dotate di verifica periodica (o devono secondo alcuni uffici ma la cosa può essere discussa)
b) devono essere tenute sotto controllo con una frequenza accettabile, ovviamente la cosa cambia a seconda delle masse e del tipo di utilizzo : le masse per bilance da farmacia hanno un utilizzo diverso da quelle per le pese a ponte per autocarri, comunque un controllo almeno semestrale è preferibile
c) non serve calcolare l'incertezza della massa ad ogni controllo anche perchè in realtà l'incertezza associata ad una massa non dipende dalla massa stessa (almeno per questa prova) ma da quella del comparatore e della massa primaria
un saluto
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#6
Si tenga presente che il laboratorio che esegue le verifiche periodiche deve essere certificato secondo la ISO 9001:2008, che chiede il monitoraggio della strumentazione.
Anche se la metrologia legale solitamente non richiede il calcolo dell'incertezza durante l'esecuzione delle prove, la direttiva del 4 aprile 2003 prevede che "l'incertezza estesa di taratura non deve essere superiore ad 1/3 della tolleranza ammessa sui campioni di lavoro". Quindi in sede di taratura delle masse di lavoro deve essere calcolata.
Sarebbe buona norma che le tarature intermedie eseguite per la conferma metrologica siano effettuate con un incertezza di misura dello stesso ordine di grandezza di quella calcolata durante la taratura, affinché il confronto tra i risultati sia significativo (che utilità avrebbe tarare una massa con un'incertezza di 0,01mg ed eseguire la conferma metrologica della stessa massa con un comparatore con divisione 0,1g? La conferma verrebbe superata sempre!).
Inoltre l'incertezza di misura è indispensabile per il calcolo dell'indice di compatibilità che ci permette di verificare il superamento della conferma metrologica.
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#7
Partiamo con l'affermare che la cosidetta "verifica intermedia" delle masse da lavoro di un laboratorio abilitato per le verifiche metriche periodiche è a tutti gli effetti una taratura e pertanto DEVE rispettare i canoni di questa, metodologia normata o approvata attraverso pubblicazioni di accredia o enti riconosciuti e stima dell'incertezza estesa di taratura (incertezza dei campioni, dei comparatori di massa, dei fattori ambientali ecc ecc). quoto aceleghin1, la direttiva del 4 aprile 2003 prevede anche che l'incertezza estesa di taratura delle masse da lavoro non superi 1/3 dell'EMP specifico per la classe delle masse, classe direttamente collegata alla classe degli strumenti per i quali si è ottenuta l'abilitazioni dall'ufficio metrico. In merito alla periodicità di taratura ci si deve comportare come con un qualsiasi altro strumento, ricordiamo che un laboratorio abilitato per verifiche metriche deve essere almeno in regime di qualità ISO 9001, quindi considerando la tipologia e la classe delle masse, lo stress al quale sono sottoposte, si deve stimare la peggiore condizione e valutare una periodicità stretta ed un numero di utilizzi limitato, almeno per la prima tornata. Con qualche dato storico alla mano si può raffinare la periodicità/limite di utilizzi alzando o abbassando l'asticella. E' difficile stabilire una regola efficace e standard, infatti per masse da lavoro possiamo intendere una pesiera 1g ÷ 5kg o masse da 10000kg, è improbabile che le prime abbiano un numero di utilizzi vicino alle seconde o che lo stress sopportato dalle seconde sia compatibile con le prime, o anche considerando solo la pesiera, questa può essere utilizzata esclusivamente in ambienti puliti e asciutti (es. compro oro) o in aree fortemente logoranti (es. mercato ortofrutticolo). Sta sempre al responsabile del laboratorio garantire che la gestione degli strumenti sia compatibile con gli EMP dichiarati e questo deve avvenire sulla scorta di documentazione, non per idee radicate da uso comune.
La normativa prevede una periodicità "massima" di taratura per i campioni (che non dovranno mai essere usati come masse da lavoro) di 5 anni, questo però non vuol dire che non si debba o non si possa anticipare la taratura, anche in questo caso dipende dal tipo di campioni e dal grado di abilitazione. Non credo che un laboratorio abilitato per le verifiche di bilance in classe prima o seconda aspetti 5 anni ... o almeno lo spero, e se mai la scelta fosse questa, se al rinnovo di taratura i campioni venissero declassati il laboratorio sarebbe costretto ad effettuare una campagna di richiamo di TUTTE le verifiche eseguite nei 5 anni (che non è una situazione simpatica).
L'ufficio metrico di pertinenza del mio laboratorio è abbastanza rigido su queste regole, sulle masse da lavoro infatti ammette una periodicità semestrale e non di più, neanche se questa fosse giustificata da prove documentate che dimostrano la possibilità di allungare il periodo, mentre sul limite di utilizzi non si formalizza troppo, pur chiedendolo. Ma qui si apre tutto un altro capitolo sulla disomogeneità degli standard di ogni ufficio metrico, magari lo trattiamo nella sezione giusta ed un altra volta.
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#8
credo che il post precedente di Metrologica abbia sottolineato alcuni degli aspetti critici dell'attività di verifica periodica, in particolare il fatto che manchi uniformità di comportamento tra le province italiane, ognuna dotata di una propria struttura (ufficio metrico) che da qualche anno è nella CCIAA.
Nel mio caso abbiamo previsto una frequenza quadrimestrale per i campioni di lavoro, con l'eccezione delle serie di quelli non utilizzati nei 4 mesi precedenti.
Risottolineo però che, se da una parte è fondamentale calcolare l'incertezza delle masse di lavoro per rispettare il requisito della direttiva, dall'altra l'incertezza di una massa non dipende dal suo valore.
Almeno per le masse di utilizzo per le verifiche di strumenti industriali o commerciali (classe III) il valore dell'incertezza della massa è legato solo al metodo (ABBA, ABA o lettura diretta), al comparatore e alla massa di riferimento.
L'unico "calcolo" da fare è quando si utilizzano più masse per una prova e quindi occorre sommare le singole incertezze.
saluti
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#9
Buonsera a tutti.
A proposito di masse campione, volevo condividere e sottoporvi una grande perplessità e un approccio che non ho mai visto in 15 anni di onorato servizio. Premetto che ho appena cambiato azienda e mi sono ritrovata a verificare delle masse campione, utilizzate per la calibrazione giornaliera delle bilance di laboratorio e di produzione.
L'ultima certificazione (SIT) dei pesi risale al 2008. Annualmente, e successivamente alla taratura esterna, la massa viene "ricertificata" internamente. E' valido questo approccio, considerando che per la massa campione non è mai prevista la ricertificazione?
Vi ringrazio
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#10
Ciao Sara benvenuta nella community. Ho modificato il tuo messaggio, meglio non fare nomi delle aziende.
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